Spot shock sulla lapidazione

Foto tratta da 'Libero' del 29 luglio 2014

Per promuovere la collezione BE IRRIVERENT è stato girato uno spot molto singolare che tratta il tema della lapidazione. Precisamente è un video della durata di circa un minuto che rappresenta una donna islamica avvolta in uno chador nero che sta per essere lapidata. Di fronte a lei un gruppo di uomini è pronto a colpirla a morte con delle pietre. «Oggi siamo qui riuniti per giustiziare questa infedele», dice in arabo con i sottotitoli in italiano l'uomo che aizza i compagni. «State pronti, prendete le pietre». «Lapidatela». Manca poco all'esecuzione quando un ragazzo arriva di corsa e ferma l'esecuzione dicendo: «Non potete ucciderla, quella donna veste Pakkiano». Gli uomini gettano a terra i sassi, la donna si toglie il velo e si rivela essere una bellissima ragazza bionda che indossa degli short e ua maglietta bianca con lo slogan «sono ancora vergine». A quel punto inizia la musica e tutti iniziano a ballare.

Lo spot in questione è stato diffuso sui Social Network ed ha totalizzato oltre 1.000.000 di visualizzazioni spaccando l'opinione pubblica tra divertiti e offesi. Ha suscitato molte polemiche, tra le quali quelle della comunità musulmana della Marca e non solo, si sono indignate anche le consigliere comunali del Pd di Torino, le quali hanno definito la campagna pubblicitaria «priva di buon senso» e irrispettosa verso la dignità umana. Le consigliere, inoltre, si sono dichiarate pronte a sporgere denuncia allo Iap, l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria ed hanno invitato tutti i cittadini a boicottare i prodotti dell'azienda Pakkiano. Dopo una lunga battaglia legale e mediatica, lo spot è stato rimosso dai canali web dell'azienda, anche se ad oggi lo si può trovare in altri siti del mondo ricercando 'Pakkiano, video lapidazione'.
Stefano Cigana risponde alle accuse dicendo: «Il nostro vuole essere un messaggio forte e soprattutto dissacrante. Siamo contro la lapidazione e contro ogni forma di violenza, tanto che chi guarda lo spot può capirlo da subito. Abbiamo volutamente cercato di creare una scena dalle forti tinte drammatiche. Vogliamo comunicare un messaggio chiaro: ossia la libertà di potersi vestire come si vuole, liberi da schemi».

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